Quando fare la prima visita ginecologica: guida pratica
La prima visita ginecologica è un passaggio che genera spesso più ansia di quanta ne meriti. Nell'immaginario comune è un esame invasivo e imbarazzante, mentre nella pratica clinica è quasi sempre un colloquio accurato accompagnato, quando necessario e possibile, da un'ecografia. Capire in anticipo che cosa accade in ambulatorio è il modo più efficace per arrivare serene e per sfruttare davvero l'incontro con lo specialista.
Non esiste un'unica età giusta per tutte. Esistono invece momenti e segnali che rendono opportuna una valutazione, e un principio guida semplice: meglio una visita in più fatta per parlare che una visita rinviata per anni in presenza di disturbi.
A che età si consiglia la prima visita
In assenza di disturbi, la prima visita ginecologica è generalmente consigliata tra i 16 e i 18 anni, quando il ciclo mestruale si è stabilizzato e diventa utile una prima valutazione complessiva della salute riproduttiva. Un secondo momento naturale è quello che precede l'inizio dell'attività sessuale: è l'occasione per parlare di contraccezione, di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili e di vaccinazione anti-HPV.
La visita va anticipata, a qualunque età, quando compaiono segnali che merita valutare: mestruazioni assenti dopo i 15-16 anni, cicli molto irregolari a distanza di due anni dal menarca, dolore mestruale che impedisce di andare a scuola o al lavoro, sanguinamenti abbondanti o intermestruali, perdite vaginali persistenti, prurito o bruciore vulvare, dolore durante i rapporti. Anche in età pediatrica e puberale esistono motivi legittimi di consulenza, dalle vulvovaginiti alle irregolarità dello sviluppo: in questi casi la valutazione è sempre adattata all'età e non prevede esami invasivi.
Come si svolge la visita, passo per passo
L'incontro inizia con l'anamnesi: età del menarca, regolarità e durata del ciclo, entità del flusso, eventuali dolori, terapie in corso, interventi precedenti, familiarità per patologie ginecologiche o oncologiche, stile di vita, desiderio o meno di una contraccezione. Questa parte, apparentemente solo di dialogo, è quella che orienta tutto il resto ed è il momento in cui è importante non tacere nulla per pudore.
Segue, quando indicato, l'esame obiettivo: ispezione dei genitali esterni e, nelle pazienti che hanno già avuto rapporti, visita con speculum ed esplorazione bimanuale. Nelle ragazze che non hanno mai avuto rapporti l'esame interno non viene eseguito: si ricorre all'ecografia per via transaddominale, con la vescica piena, che permette di studiare utero e ovaie senza alcun disagio.
L'ecografia pelvica completa quasi sempre la valutazione. Consente di misurare l'utero, valutare lo spessore dell'endometrio, osservare le ovaie e riconoscere condizioni frequenti come cisti funzionali, ovaio policistico, fibromi o segni indiretti di endometriosi. È un esame indolore, senza radiazioni, ripetibile nel tempo. Al termine viene consegnato un referto scritto con le conclusioni e l'indicazione dei controlli successivi.
Cosa portare e come prepararsi
È utile presentarsi con la data di inizio dell'ultima mestruazione, l'elenco dei farmaci assunti (compresa la pillola o altri contraccettivi), gli esami del sangue recenti e gli eventuali referti ecografici o istologici precedenti, che permettono un confronto nel tempo. Se la visita è programmata per via transaddominale, conviene bere circa mezzo litro d'acqua nell'ora precedente e non urinare.
Quando possibile, la visita di controllo si fissa lontano dal flusso mestruale, preferibilmente nella prima parte del ciclo. Se è previsto un Pap test o un test HPV, nelle 48 ore precedenti è opportuno evitare rapporti, lavande vaginali, ovuli e creme locali, che possono rendere il campione non valutabile. Non serve alcuna depilazione particolare: non ha alcun significato clinico.
Arrivare con qualche domanda già scritta è un piccolo accorgimento che cambia la qualità della visita: dubbi sulla contraccezione, sul dolore mestruale, sul desiderio di una gravidanza futura, sulla vaccinazione anti-HPV meritano risposte precise e non vanno lasciati alla fretta degli ultimi minuti.
Le domande più frequenti
«La visita fa male?» Nella maggioranza dei casi no: può risultare fastidiosa per pochi secondi, e qualunque disagio va comunicato subito, perché l'esame si adatta alla paziente e non il contrario. «Posso venire accompagnata?» Sì, e per le minorenni la presenza di un genitore o tutore è necessaria. «Serve la verginità come limite?» No: chi non ha mai avuto rapporti viene valutata con modalità non invasive.
«Ogni quanto tornare?» In assenza di sintomi, una visita con ecografia una volta all'anno è la cadenza indicata; in presenza di fibromi, cisti, endometriosi, terapie ormonali o dopo interventi ginecologici i controlli vengono programmati più ravvicinati, spesso ogni sei mesi. Il Pap test e il test HPV seguono invece calendari propri, definiti in base all'età e ai risultati precedenti.
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